che rumore fa la neve

Ci sono poi quegli attimi, in cui il rumore del silenzio è frastornante. Allora sei costretto a chiudere gli occhi. E all’improvviso senti tutto.

Il tuo respiro incerto che tremola nel buio. I polmoni che si riempiono e si svuotano di cielo.

Il rumore dei fiocchi di neve, che danzano nel gelo e si sdraiano sul mondo. Si abbracciano stretti stretti e foderano tutto, imbastendo punti piccoli piccoli.

Lo scalpiccio di quel topino di campagna, che scorrazza tra le assi meno calpestate della tua mente. Quelle lasciate in un angolino remoto. E le rosicchia senza sosta.

Il rumore bianco degli elettrodomestici che ronzano nell’ombra.

Il canto immortale dell’allocco tra gli alberi bianchi. E lo sai che non lo senti solo tu.

Il rumore del sangue che scorre nelle tue vene, per dirti che sei vivo. Un treno che fischia lontano, e non smette ancora di passare.

Un tremulo battito di tamburi, da qualche ballatoio più a valle, adornato di lucine.

Il vento infuriato che sposta steccati, martella vecchi muri, dondola lampioni, scaglia per terra vasi e innaffiatoi. E poi va a riposare, per tornare più forte di prima.

Il tuo stomaco che borbotta ostinato, perché il cibo – dice lui – risolverebbe tutto.

Il cuore che scricchiola, per quei frammenti smarriti per strada.

I caprioli che abbaiano nei prati, con poca convinzione. Perché d’inverno devono stare uniti contro il gelo e non è tempo di scontri.

Il frigo che sfrigola, per custodire tutto quel freddo nel suo ventre bianco.

Il respiro regolare dei bimbi nella loro cameretta, protetti da un soffitto intriso di stelline.

I fiori della calla rossa che vibrano di vite parallele. Una canzone baritonale, perduta nel passato.

Una televisione lontana, che di nuovo tenta di riempire quell’ostinato silenzio.

La caldaia a legna che crepita e un pezzo di frassino che sublima in brace.

I canti di Natale dagli altoparlanti del paese.

E poi quell’ululato sulla montagna, la disperazione di un lupo che implora risposte alla luna.

Il respiro lontano di chi non c’è più. Non qui.

E voleva ancora vedere la neve.

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