post parto

Finalmente arriva l’atteso giorno del parto, e siamo talmente panate che ci sentiamo una bistecchina milanese. Non vediamo l’ora di partorire, smarrite nel nostro delirio di onnipotenza e chili di troppo.

Che sia un cesareo (leggi com’è andato il mio cesareo!) o un naturale (leggi com’è andato il mio primo parto naturale!), non sarà certo una passeggiata. Ma siamo così stufe di sentirci un mix tra la mucca Pucca e la balena Lina, che saremmo disposte a partorire nella bottega del macellaio. O all’acquario di Genova nella vasca delle meduse.

Basta che il nostro piccolo inquilino esca da questo corpo.

Arriviamo in ospedale con una smorfia indecifrabile sul volto, tra un sorriso plastico di esaltazione e una rugosa contrazione di dolore, a mo’ di Melman di Madagascar, che non si sa mai se sorride o se ha le coliche.

Nella nostra aggraziata maniera di donne toste del ventunesimo secolo, salutiamo la nuova vita tra una scurrilità gridata all’anima di Eva e un insulto sibilato al marito, che ci stringe la mano pallido come una sogliola al limone.

PRIMO GIORNO POST PARTO

Ma – ognuno a suo modo – il lieto evento semplicemente accade. E il nostro tenero bebè È QUIIIIII, tra le nostre braccia incredule e tremanti di gioia e adrenalina. Manca solo la Carrà a gridarlo ai quattro venti.

E via, si parte con le foto di rito e  i whatsapp a parenti e amici, con le formule classiche dei nostri tempi.

“Mamma e papà annunciano felici la nascita di Ginetto, 3250 g per 50 cm, ore 1.20!!!”

“Mamma, Papà, la sorellina Claudia e il fratellino Pino annunciano l’arrivo di Branduarda, 2820 g di bontà in olio d’oliva!!!”

“Mamma, Papà e l’idraulico sono felici di accogliere Cornelia, la gioia del pianerottolo scala IB” e così via.

Nelle prime foto post parto, poi, sembriamo fighissime: fresche di trucco, capelli lucenti, sorrisi smaglianti. Novelle e brillanti Giovanne d’Arco che hanno vinto la propria battaglia.

Accogliamo con questo sorriso Colgate i primi visitatori, che seguono cometa e re magi per portare al neonato incensi e sacchi nanna, mirra e doudou, fiori e piripì.

Ci sentiamo a mille. Se siamo cesarizzate l’anestesia ancora regge. Se il parto è stato naturale, l’adrenalina lavora per noi.

L’ignaro bebè, di solito, tra un breve tentativo di poppata e l’altro, DORME.

“DORME COME UN BAMBINO”, frase inconsulta inventata da chissà chi che ci tormenta nelle notti insonni, deriva – mi sa – dalle prime ventiquattro ore. Quelle in cui i neo genitori pensano “EVVAI, ci è andata di culo! Ci è capitato un bambino che DORME SEMPRE!”

Cala, intanto, la prima notte, e noi gioiose ci addormentiamo a piombo, nel nostro mare di gioia cicciosa.

Il bebè, in molti ospedali, possiamo ancora affidarlo al nido e recuperare un po’ di sonno.

Lo sapete però che questo significa ritardare la montata lattea (e quindi il ritorno a casa), vero? E che le puericultrici, per farlo tacere e darci sollievo, potrebbero infilargli in bocca un ciuccio o un biberon di latte artificiale, eh? Per poi dirci successivamente, avvilite di fronte alle nostre tette non ancora marmoree, che la montata lattea sta tardando ad arrivare.

SECONDO GIORNO POST PARTO

È l’alba del secondo giorno. Chi ha spedito il bebè al nido si è fatta, forse, una bella notte di sonno e si sveglia beata e sorridente, impaziente di vedere il proprio cucciolo.

Chi l’ha tenuto con sé, ha già accumulato qualche pianto in più e qualche poppata insoddisfatta. E, nella prima notte con il bebè, ha già assistito alle urla inconsolabili di LUI: il bebè posseduto.

Sì perché dovete sapere che c’è SEMPRE, in corsia, un bebè che strilla come un ossesso. Sempre. Quel neonato che urla come un tacchino nel giorno del Ringraziamento. Quello che, se lo sentite nelle prime ore di vita del vostro, mentre il vostro tenero fagotto ronfa angelicamente, vi fa pensare “Porco Giuda, meno male che non è il mio. Il mio DORME SEMPRE, per fortuna.”

Ma vi do una notizia. Nelle prossime ore, il bebè posseduto potrebbe andare a casa. E cedere il testimone al vostro. Quindi siate gentili e abbiate coraggio, come insegna Cenerentola.

Passano intanto le ore. I medici vi fanno analisi varie e vi misurano la pressione.

Le ostetriche studiano le vostre perdite e vi controllano l’utero.

Le puericultrici vi attaccano il bebè a tradimento in qualunque momento della giornata. Vi spremono le tette. Vi fanno lezioni base di puericultura per spiegarvi come si pulisce e si impacchetta il moncone del cordone ombelicale, come si lava un culetto, come si mette un pannolino.

Siete quasi sempre a gambe divaricate e/o tette al vento, e NON per motivi divertenti.

I vostri capelli sono sporchi e siete sudate. E pregate che marito o mamma riescano a stare lì con voi al momento giusto, in quei cinque minuti senza operatori ospedalieri alle calcagna, quando potreste farvi una bella doccia.

Il trucco intanto non riesce più a coprire le occhiaie che si stanno stratificando, e iniziate a ridurre drasticamente i selfie, e a fotografare solo più il bebè.

Il baby ora è un po’ più sveglio e vuole mangiare. Si attacca a voi come una sanguisuga, un’ora sì e l’altra pure.

E, mi raccomando, sfruttate bene le puericultrici per farvelo attaccare nel modo più corretto possibile. Farà male lo stesso, soprattutto per chi ha la pelle da rossa lentigginosa (io), o da bionda delicata. Ma meglio si attacca, meno durerà il male, meglio andrà l’allattamento per chi di voi vorrà allattare.

Arrivano altri amici e parenti super sorridenti, ma voi iniziate a essere un po’ stanchine, ora. Sorridete dietro alle occhiaie sperando che se ne vadano presto, perché volete DORMIRE.

Finalmente siete sole con il vostro bebè. Ma lui ha fame, FAME. E non vi dà tregua. Piange e vuole attaccarsi a voi, dormendo e risvegliandosi/vi mille volte per mangiare.

TERZO GIORNO POST PARTO

È il terzo giorno. Siete stanche morte ma, se tutto va bene, oggi vi manderanno a casa. Giusto?

MEH. MA.

Ma ci sono spesso dei ma. C’è chi, è vero, se ne va a casa dopo 48 ore e io ve lo auguro vivamente.

Ma poi ci sono quelle come me, quelle che ogni dimissione post parto è un’agonia. Perché ci sono miliardi di piccole cose per cui i medici e i pediatri potrebbero decidere di tenervi un’altra notte, per sicurezza. E un’altra. E un’altra ancora.

La mia prima bimba nasce da cesareo. È prematura e prende 5 grammi a poppata. La montata lattea tarda ad arrivare per la concomitanza di questi due fattori. Resto in ospedale cinque giorni e già sono stufa.

Il mio secondo bimbo nasce perfettamente a termine, da parto naturale. Mangia come un porcellino e la montata lattea arriva subito. Tutto è perfetto e sono certa che – questa volta – al terzo giorno sarò a casa. MA ecco l’ittero e Bibi deve stare sotto le lampade al nido. Resto in ospedale cinque giorni.

La mia ultima bimba nasce a termine. I primi due giorni mangia poco perché è di basso peso e fa fatica, ma si riprende subito e tutto va bene. La montata lattea arriva in tempi ragionevoli. Vado a casa subito? No, perché alla nascita pesa poco e non se la sentono di mandarmi a casa.

La differenza è che questa volta non piango, perché sono preparata. So che basta un nonnulla per fermarsi in ospedale un po’ di più e sono rassegnata a stare anche di più. Invece il quinto giorno – ridaje – mi mandano a casa e io sono felicissima!

LE NOTTI

E poi ci sono le prime notti.

Il giorno passa. Passano amici e parenti a fare due chiacchiere. Si fugge per i corridoi nascoste dietro alla culletta per nascondersi da amici e parenti altrui, che gridano nelle orecchie del vostro bebè.

Poi ci sono le visite, si chiacchiera con le altre mamme e si ride pure.

Le notti invece sono lunghe. Gli operatori sono sempre disponibili, ma vi sentite sole, di fronte a un piccolo esserino piangente che ha bisogno di voi. E la prima volta non sapete cosa diavolo fare.

Non ve lo dico per scoraggiarvi, ma per prepararvi. Siate pronte mentalmente alla fatica dei primi giorni di vita del vostro bebè e tutto sarà più semplice. Alle puericultrici che vi studiano perennemente le tette e vi spingono verso l’allattamento. Ai pediatri pronti invece a rifilare il latte artificiale al minimo intoppo.

Non fatevi scoraggiare. Abbiate pazienza e attenetevi al VOSTRO piano.

Se volete dare al bebè il latte artificiale, discuterete forse con le puericultrici ma fatelo, se vi fa sentire più serene.

Se volete allattare, non fatevi mettere ansia da un allattamento che magari tarda a partire. Può metterci più di quello credete, ma il latte arriva, se sapete come farlo arrivare. Se questo è il vostro piano, leggetevi tutto sul sito http://www.lllitalia.org, una fonte inesauribile di informazioni esaustive sull’allattamento materno. Posso dire di aver avviato il mio primo difficile allattamento grazie a loro.

Se siete per le vie di mezzo, ricordate che esiste anche l’allattamento misto.

In ospedale, però, siate flessibili. Io sono de coccio, ma alla terza degenza post parto ho capito una cosa. Fate tutto quello che vogliono, e come vogliono, se non chiedono cose davvero assurde. Perché più li ascoltate e prima vi mandano a casa.

E a casa, nonostante la difficoltà iniziale, nonostante l’organizzazione nuova tutta da inventare, nonostante – in fin dei conti – non si sia mai pronti alla baraonda emotiva del primo figlio, potete fare finalmente quel cavolo che vi pare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.