barnes and noble inside

Care mamme sognatrici,

nel periodo texano, in epoca pre-Ominica, sono ancora una sciocca e allegra ragazza che vuole fare l’attrice. Non comprendo pertanto le altre italiane, che vivono negli Stati Uniti col fidanzato/marito italiano per fare cose strambe come:

a) sposarsi

b) partorire esserini bavosi

c) costruire una famiglia Barilla/Mulino Bianco

Dovete sapere che è ormai consuetudine, per noi fidanzate e mogli italiane e non native in generale, riunirsi a scopo didattico per attività tipo:

a) come creare barchette di carta ingegneristicamente all’avanguardia con le buste della spesa bio

b) come decorare una wedding cake con soggetto sottobosco in meno di centotrenta secondi

c) come preparare le orecchiette fatte in casa con la farina di tipo 2

Un giorno, in un’assolata e asciutta mattinata texana, parcheggio serenamente insieme alla mia amica CX, convinta che starò lì con un paio di ragazze a gustare un rilassante frappuccino da Starbucks, all’interno del favoloso Barnes and Noble vicino a casa mia.

barnes and noble outside

Ma, inaspettatamente, mi ritrovo in una babilonia di MOGLI. Un chiassoso mix di italiane, messicane, spagnole, russe, ucraine, francesi e l’imponente teacher di una delle mogli. Una baraonda di voci stridule, di lingue e accenti diversi, in un tempio del silenzio come Barnes and Noble, generalmente frequentato da persone educate e, appunto, SILENZIOSE. Ma noi siamo italiane, non è che uno può pretendere.

La variopinta ciurma è così costituita:

a) La A.T. Un donnone fieramente americano, che parla un po’ inglese, un po’ spagnolo (in America in molti ritengono che italiano e spagnolo siano la stessa cosa) per venire incontro alla perenni refrattarie alla lingua inglese.

b) La N. Pare messicana, ma è americana. Cose che in realtà non si escludono a vicenda. Con lei ci sono i due figli, lui sui 14 anni e lei sui 12, direi. Entrambi col broncio.

c) La PSS. La PSS sta sempre, come lei stessa afferma orgogliosamente, a “tagliare e cucire” con la cognata. In slang sarebbe tipo “spettegolare”.

d) La CDP. Ospite alla pari di una famiglia americana, le sue sei settimane si stanno riducendo a tre giorni, perché il fidanzato soffre di attacchi di panico nella vecchia Italia per la mancanza della morosa. Che, ripeto, è assente da TRE giorni.

e) CX, il mio passaggio per raggiungere Barnes and Noble. Simpatica, senza figli e sembra al momento non volerne. Mh. Strano.

f) SX, molto simpatica e disponibile. La mia guida per lavorare in Texas. INCINTA di tre mesi.

g) RX. INCINTA di cinque mesi.

h) EX, adorabile moglie russa di uno degli italiani, con BIMBO di dieci mesi al seguito.

i) FX. Arriva per ultima, in questa asciutta giornata texana, per unirsi alla folcloristica comitiva. Bellissima mamma di DUE bambine. Arriva piangendo per la depressione post partum. L’ultima nata ha una settimana ed è nel passeggino. Perde copiose lacrime (la mamma, non la bimba), che rotolano sul suo viso a ogni parola che le esce di bocca. A me già capita in sindrome premestruale. Questa faccenda dei bambini dev’essere terribile, poverina. A me non capiterà MAI.

j) E poi IO. Attrice quasi ufficialmente fallita, non mamma, non incinta, con istinto materno (?) latente. Io sto lì, basita, a incoraggiare mamme, neomamme, future mamme, senza avere la minima idea di cosa significhi essere, essere da poco, stare per diventare o voler essere mamma.

Lì, come un’aliena non adattogena, a:

1 pensare a come diavolo sono capitata a Fort Worth, Texas

2 meditare se dover fingere un certo interesse per i bambini, per sentirmi parte della squadra

3 farmi un accurato esame di coscienza per capire se davvero penso ancora che i miei sogni di gloria possano avverarsi o se è solo un modo per sfuggire alla realtà

4 riflettere sul fatto che lunedì il mio futuro ex, Former, è andato a lavorare con la polo stropicciata perché io mi ero dimenticata di stirare

5 realizzare che io e la mia amica del cuore ci chiamiamo tra noi Merry e Pipino, dopo aver visto Il Signore degli Anelli. O Marissa e Summer, per aver visto qualche puntata di O.C., la nuova serie cult ambientata in California. Cult per i sedicenni e per me e la mia amica Merry.

Detto questo, fra qualche giorno parto per la California. Dovete infatti sapere che mio papà conosce una ragazza, che conosce una ragazza, che conosce una ragazza di Los Angeles, che conosce una delle signore che puliscono il pavimento sui set di Steven Spielberg.

Ergo, mi sto preparando qualche curriculum da darle, casomai incontrassi Spielberg, o magari qualche regista indipendente emergente con idee rivoluzionarie, che possano offrirmi una parte da urlo nel loro nuovo film.

E voi ce l’avevate, care mamme sognatrici, un giovane sogno nel cassetto?

2 comments on “Orecchiette fatte in casa”

  1. Certo che rispetto al racconto la tua metamorfosi è stata quasi…totale! Un sogno però lo hai realizzato: sei diventata attrice protagonista della tua vita!

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