zaino scuola

Care mamme come me,

si ricomincia. Asilo, scuola, lavoro.

Si alternano il piacere sottilmente masochista di accasciarsi nella solita routine e le due palle cosmiche, a tratti leopardiane, per la fine delle vacanze. Perché era bello avere gli Omini rompini più a casa, diciamolo.

Ma si ricomincia e ci si deve organizzare. Ieri pertanto ho svuotato il sacco nanna di Bibi per l’asilo e lo zaino di scuola di Becky.

Il sacco nanna di Bibi è un sacco nanna, direi. Dentro c’erano:
1) un cuscino
2) una copertina.
Fine.

Bibi è un uomo piccino, e a lui basta l’essenziale.

Poi però è stato il turno dello zaino di Becky. Sono partita con beata incoscienza, con un primo sconsiderato tentativo. Ho infilato una mano dentro il rosa e perlescente sacco firmato Elsa di Arendelle, onde estrarne il contenuto, e lì mi sono dovuta fermare.

Mi sono dovuta fermare di fronte a consistenze non attese. Di fronte a materiali in stati liquidi o semisolidi, mai gassosi, qualche volta perlopiù grattosi.

Stavo rischiando troppo. Stavo probabilmente entrando in contatto con colonie batteriche aliene in trincea, pronte all’assedio del nostro pianeta. Stavo infilando le dita in galassie sconosciute, in supernane in procinto di esplodere e buchi neri lì lì per implodere.

Mi sono quindi vista costretta a cambiare strategia.

Ho infilato nuovamente la mano, con più precauzione, questa volta. Ho estratto, uno per volta, gli oggetti con forma, dimensione e colore noti. Ho acciuffato quaderni con numeri e letterine, copertine policrome più o meno rigide, portapenne firmati con penne cancellabili, matite smangiucchiate, temperini rosa a pois con topesse disneyane infiocchettate e sorridenti come principesse umanoidi o orcoidi.

Alla fine ho desistito. Ho ghermito il contenitore di galassie e l’ho brutalmente messo a testa in giù. Sono fuoriusciti mondi infiniti di gommine satellitari, lave melmose di burro cacao spiaccicato, nuvole tossiche di glitter, piogge detritiche di cracker sbriciolati, post it accecanti come plancton bioluminescente, rotolini di tempera che parevano rotoloni Regina, specchietti con collezioni di impronte digitali che farebbero la gioia della squadra anticrimine di CSI Las Vegas, moltitudini di mini elastici colorati che basterebbero a Rapunzel e alla sue sorelle per intrecciare fermamente folte chiome magiche che si illuminano al buio.

Insomma, ci ho impiegato un certo lasso di tempo a resettare lo zaino di scuola di Becky.

Ma poi ho capito l’antifona. Lo zaino, se ci rifletto, è la sua prima vera borsa. Il che mi porta alla seguente riflessione:

POSSO DAVVERO AFFERMARE CHE LA MIA BORSA SIA PIÙ MINIMAL?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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