salamefelino

Care amiche sognatrici,

se mi chiedono quali sono i momenti della vita che ricordo come il massimo della goduria e dell’ilarità, mi vengono subito in mente i miei due parti.

La mia prima bimba è podalica e nasce sei anni fa con parto cesareo. Il secondo nasce 14 mesi dopo con un VBAC (Vaginal Birth After Cesarean).

Ma cominciamo col cesareo. Un ricordo indelebile.

PREMESSA

Protesto, prima di tutto, sul fatto di non poter mettere lo smalto ai piedi in caso di cesareo. Ma è ancora così o era una stranezza del mio corso preparto? Pare che le unghie laccate possano influire, in un modo a me oscuro, su eventuali complicazioni nel corso dell’operazione.

A parte che mettere lo smalto ai piedi, quando al posto della pancia hai una Wrecking Ball con tanto di Miley Cyrus abbarbicata sopra, che ti fa pure le facce porno mentre cerchi di raggiungere il tuo alluce, risulta un po’ difficile.

Ma poi questa faccenda di non potermi smaltare le unghie dei piedi mi turba non poco. Già non sono proprio un fiore in bocciolo. Se devo anche levarmi quelle poche vanità femminili, potrei fare che andare in giro con zoccoli e gambaletti e il gioco è fatto. Magari coi capelli unti, toh.

Infatti lo smalto ai piedi io l’ho messo lo stesso. Ora cazziatemi pure, spiegandomi a quali rischi indicibili sono andata incontro.

Smalto a parte, ho stilato una classifica delle dieci cose che ricordo con più diletto del parto cesareo. Pronte a raccontarmi le vostre a fine post?

LA CLASSIFICA

1 LE ACQUE ALTE

Io in teoria ho un cesareo programmato. Ma Becky non è d’accordo, così decide di nascere prima. Per tre notti non dormo e sto sempre seduta, perché la mia pancia è dura come la testa di mia figlia. Il terzo giorno ho un’infinitesimale perditina di sangue, rosa e liquida. Essendo la mia prima gravidanza, decido di andare in ospedale con Amore, per precauzione. E lì mi trattengono.

Mi spiegano che si sono rotte le acque ALTE. Le acque alte? Ma che significa? Cosa sono, acque sorgive? Che cambiano il PH alcalino scendendo a valle? O acque piccine come quei paeselli che si chiamano Paesello di Sopra e Paesello di Sotto? Boh.

2 LE CALZE BIANCHE ANTITROMBO

Una delle cose più ricche di soddisfazione è stata quella di poter indossare, ore prima del cesareo d’urgenza, le calze antitrombo. Bianche e senza la punta del piede. Antitrombo vuol dire che scongiurano un’eventuale trombosi e che fanno voltare tutti gli uomini dall’altra parte, pur di non vederti.

Il guaio è che fai schifo anche ai medici, lì, buttata sul letto come un lardo di colonnata DOP vestito da Brigitte Bardot. E se si sbagliano? E se, invece di farmi partorire, mi mettono a frollare in una cella frigorifera con il culatello di Zibello DOP?

3 L’ATTESA

Mi ricoverano, vista la rottura delle acque alte, per un cesareo d’urgenza. Amore giura di non avvisare nessuno, per non destare inutili preoccupazioni. Ma un piccione viaggiatore di dubbia provenienza, a quanto pare, avvisa tutti i parenti, che arrivano in jet presidenziale con body, tutine, bouquet rosa e trugli Mustela, pronti a salutare Becky.

Peccato che io arrivi in ospedale alle 9.30 del mattino e che i chirurghi decidano di operarmi la sera alle 19, pregandomi pure di non spingere, nell’attesa, onde evitare un parto podalico naturale.

4 L’ANESTESIA SPINALE

Ma il momento della spinale è uno degli highlight della giornata, direi. Quando senti quell’ago che ti penetra gelato nella spina dorsale, mentre i medici si confrontano su cosa mangiare a cena – insalatina light o peperonata? – e litigano sulla Serie A e le tue gambe perdono sensibilità… ah, che bella sensazione.

5 IL PARTY PER LA NASCITA

Io e gli amici chirurghi siamo pronti a festeggiare. Becky sta nascendo, e urla come un procione sorpreso a rubarti la merenda. Venditti canta Che tesoro che sei, alla radio. E s’improvvisa un bel party, un trenino con poroppoperoperoperò mentre lei nasce. Manca solo mio marito, costretto a stare fuori dalla sala operatoria. Ma è solo il padre, eh? Pazienza.

6 L’ESPULSIONE DEI RESIDUI DI PLACENTA

Ah, che momento di goduria. Uno di quelli che se non ti lecchi le dita godi solo a metà. Nel parto naturale, nel mezzo del cammin della sofferenza, butti fuori anche la placenta. Col cesareo, non so spiegarvi esattamente in termini medici, ma bisogna finire di espellere placente e porcherie varie nel postoperatorio.

Funziona così, più o meno: alcuni medici somministrano un farmaco che ti aiuta nell’espulsione, ma non è quello che succede a me. Nel mio caso, un’ostetrica corpulenta si sistema di peso sulla mia pancia, scavando nel mio ventre derelitto con le sue manone a badile, in modo che fuoriesca un bel po’ di materia sanguinolenta. Che gran figata, ve lo consiglio.

7 LA SFILATA SENSUALE A 90 GRADI VERSO IL BAGNO

Il giorno dopo il parto cesareo, quando l’effetto dell’anestesia è andato via e i farmaci di cui ti ingozzi servono a ben poco, le infermiere ti obbligano ad alzarti. Eh sì, perché così gli organi si allineano di nuovo come si deve, i pianeti pure, e puoi volare verso il traguardo. Il WC.

Così ti alzi, in un quarto d’ora circa. Stai a novanta gradi, così la ferita tira meno, con le braccia protese indietro per tenere l’equilibrio. Stile Tania Cagnotto quando si appresta a eseguire un triplo carpiato, per intenderci.

In venti minuti circa deambuli verso la toilette.

Appesa ai supporti in PVC a parete, alla Tarzan e famiglia, fai la pipì.

In equilibrio precario come un funambolo su un filo da pesca 0,12, ti fai il bidet.

In posa come Roberto Bolle alla Scala, brillando come una piccola étoile senza cielo, tiri su lo slip di rete usa e getta.

Dopo cinquanta minuti di apnea, sei di ritorno alla branda, sotto lo sguardo perplesso delle infermiere e di quelle che hanno affrontato il parto naturale, che scuotono la testa con un chesaràmai dipinto in fronte.

8 LA RITENZIONE IDRICA

Durante la mia prima gravidanza, modestamente, ho preso solo nove chili. Ho sculettato, fiera del mio pancione, in vestitini e sandali aperti con tacco sei. Non sapevo che cosa fosse la ritenzione idrica.

Ma tranquille, lo scopro nei quindici giorni successivi al cesareo. Dire che sembro un San Daniele Dok Dall’Ava stagionato 36 mesi non rende del tutto l’idea.

9 L’ALLATTAMENTO

Molti, non so perché, credono che dopo un cesareo non si possa allattare. Consolatevi, perché non è vero! Io ho allattato dieci mesi. Inoltre, sappiate che l’inizio dell’allattamento dopo un cesareo dà un sacco di soddisfazione, davvero.

Prima di tutto io ho una pelle da rossa, delicata come il culetto di un bebè. Ma fosse solo quello. La cosa divertente dell’allattamento dopo un cesareo è che i morsi uterini di un utero tagliato e cucito sono uno spasso inenarrabile. Quindi non ve lo narro.

10 LA CICATRICE IPERTROFICA

La cicatrice di un post cesareo è un sorriso di 15 cm che ti ricorderà per sempre la nascita di tua figlia.

Prima però, ti sta un po’ antipatica. Prima di tutto, perdi sensibilità sulla cicatrice e nei suoi paraggi per almeno sei mesi. Se dura di più e ti dai una mossa, potresti praticamente fare un altro cesareo senza anestesia.

Inoltre potresti avere il gran culo di sviluppare una cicatrice ipertrofica. Io l’ho avuto, non invidiatemi. Il mio sorriso era a pallette incarnite sparse qui e là lungo il taglio. Un vomito estetico. Una sorta di cucitura di salame di cinghiale felino. Ma tranquille, dopo soli due anni, miracolosamente, la pelle si è appiattita e tutto è tornato normale.

Quindi, dopo tutto ciò, ora pensate che io abbia preferito il parto naturale al cesareo? Non saprei, sono entrambi momenti di vero godimento. Sì, ce n’è anche per il parto naturale e la prossima volta tocca a lui.

E per voi, mie care amiche sognatrici, quali sono stati i momenti più indimenticabili del vostro cesareo?

2 comments on “I dieci momenti più esilaranti del parto cesareo”

  1. Non so se ridere per questo spassosissimo post, o piangere al solo ricordo del cesareo. D’urgenza, anche per me. Dopo 29 ore di contrazioni ravvicinatissime. L’umica cosa tragicomica che posso raccontare è la felicità di quando mi hanno spostato dalla sala parto alla sala operatoria:
    – io ho ringraziato un Dio in cui non credo perché era finalmente giunta la fine di quell’agonia (ma non sapevo a cosa andavo incontro!)
    – mio marito mi ha salutata sulla porta con il sorriso per poi piangere non appena si è richiusa, conscio della parola “urgenza” pronunciata dai dottori e le conseguenze che avrebbero potuto presentarsi.

    • Marta carissima,
      per fortuna sono ricordi e ci si può ridere sopra, ma se dovessi rivivere quei momenti piangerei!
      Ti posso dire che, ora che ho conosciuto te e la tua bimba STUPENDA, penso che qualunque cosa tu abbia fatto ne è valsa davvero la pena… è un amore!

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