elizabeth pantley

Care sognatrici,

in questi anni di nanne difficili e pianti facili, ho letto molti libri sui bambini. Ho macinato pagine e pagine di teorie astruse, metodi opinabili, regole inconciliabili con il mio cuore di mamma.

A volte ho sgridato, messo in castigo, discusso. Altre sono riuscita a essere più zen e sentirmi un’educatrice migliore. Spesso mi sono sentita in colpa.

Ma ogni volta, nei periodi di crisi, sapevo a chi rivolgermi per sentirmi meglio.

Conoscete Elizabeth Pantley?

Elizabeth Pantley è un’esperta di bambini. No, non uno di quegli esperti che ti dicono di lasciare piangere il tuo bambino in camera sua, finché capisce che deve dormire lì e basta. Né uno di quelli che sostiene che i bambini crescono da soli, e che non c’è bisogno di insistere su una buona educazione.

Elizabeth è ESPERTA, prima di tutto perché è una mamma di quattro. Ha quattro figli di età molto diverse tra loro. Ha avuto bimbi angelici che dormivano da subito tutta la notte e bimbi che si svegliavano a ogni ora della notte, per richiedere latte e attenzioni.

Nel suo tentativo di capirli, nel suo sforzo di trovare un metodo per educarli senza farli piangere, ha svolto molte ricerche, ha studiato, si è confrontata con altri genitori. Si è immersa a tal punto nella missione, da reclutare centinaia di genitori-cavia su cui sperimentare i suoi metodi educativi.


Il metodo NO-CRY

Ne è nato il suo metodo NO-CRY, ormai famoso in tutto il mondo e diffuso attraverso i suoi libri, per educare i bambini sotto ogni aspetto. Dal sonno all’uso del vasino, dall’educazione dei piccoli a quella dei più grandicelli.

Insomma, io adoro questa donna. E intanto voglio illustrarvi le basi del suo pensiero.


Tre fatti essenziali secondo Elizabeth

1 TUTTI I BAMBINI SI COMPORTANO MALE

Sì, è normale. I bambini sono piccoli esseri umani. Non esistono bambini perfetti che si comportano sempre bene. E se lo facessero, dovremmo essere preoccupati. Perché da un bambino perfetto io mi aspetto una futura ribellione.

I bambini, essendo esseri umani, a volte fanno bene, a volte fanno male. Spesso sbagliano. Come noi grandi.

Perché dai, noi adulti siamo perfetti? Noi sappiamo condividere con gli altri la nostra macchina nuova, il nostro nuovo i-Phone, le nostre Manolo Blahnik con il sorriso? Sappiamo controllare la nostra rabbia in ogni occasione? Chiediamo sempre per favore e ringraziamo sempre sorridendo?

2 TUTTI I GENITORI URLANO

Non bisogna urlare, lo sappiamo tutti. Sicuramente cerchiamo di non farlo. Chi ha meno figli e più aiuti, probabilmente lo fa meno. Chi ha più figli e non ha aiuti, magari lo fa un po’ di più.

Non si fa e dobbiamo impegnarci in tal senso. Ma può succedere e dobbiamo accettare il fatto che è normale.

3 NON SIAMO RESPONSABILI AL 100% DELLE AZIONI DEI NOSTRI BAMBINI

Ci piacerebbe, a volte. Ci piacerebbe credere che dipendono totalmente da noi, che sono lo specchio della nostra anima.

E quando un bambino non si comporta bene, siamo pronti ad additare i suoi genitori scuotendo la testa. È evidente che è tutta colpa loro, che non sono dei bravi genitori.

Ma ne siamo sicuri? Secondo la Pantley no, e io sono d’accordo con lei.

Fa riflettere, dà anche fastidio talvolta, ma i nostri bimbi non sono nostre appendici. In linea di massima ci somiglieranno nel viso e nell’atteggiamento. Ci imiteranno e vorranno farci felici.

Ma sono esseri umani indipendenti. Ci saranno momenti in cui usciranno pezzetti della loro personalità ed è giusto così. Sono piccole persone che dobbiamo indirizzare il meglio possibile, accettando però che cresceranno e che mostreranno, sempre più spesso, la loro peculiare personalità.


Il decalogo

Ciò detto, la Pantley ci aiuta a definire le basi di una buona educazione. Ci indirizza, ci regala molti preziosi consigli nati da lei e dal confronto con genitori di tutti i tipi, che l’hanno aiutata nella sua ricerca.

Ho scelto alcuni concetti in cui mi ritrovo più facilmente, e che commento con la mia visione personale del parenting.

1 IL QUADRO GENERALE È PIÙ IMPORTANTE DELLE SINGOLE AZIONI

Crescere un bambino richiede decisioni continue, dalla più insignificante alla più importante. A volte prenderemo la decisione giusta. Molte volte prenderemo quella sbagliata. Spesso non sapremo quale prendere.

È impossibile azzeccare tutte le decisioni e non possiamo di certo pretenderlo. Cerchiamo dunque di fare del nostro meglio, tenendo sempre in mente il quadro generale. Cioè la nostra linea educativa, i nostri principi, il modo in cui abbiamo scelto di educare i nostri figli.

Non ci intestardiamo sui piccoli inevitabili errori che faremo ogni giorno.

2 STRESS LESS, PLAY MORE

Tentiamo di non stressarci oltremodo per gli spinaci avanzati, il disordine, le faccine sporche. Tutto passerà e non saranno queste le cose che resteranno.

Impegniamoci a giocare di più con loro, a guardarli negli occhi, a essere presenti. Vorremmo finire di lavare il pavimento E DOPO giocare con loro. Vorremo concludere quel lavoro al computer, finire di lavare i piatti, rispondere alle nostre amiche su whatsapp. E DOPO abbracciarli.

Invece no, a volte i bimbi hanno bisogno di noi in quel momento. Sì, devono imparare ad aspettare, a lasciarci finire la telefonata, a non disturbare.

Ma non è giusto che loro vengano dopo tutto il resto. Non è questo che avevo in mente quando ho pensato che volevo dei figli.

3 GUARDIAMO LE COSE GIUSTE, INVECE DI QUELLE SBAGLIATE

Io leggo questo punto sotto due aspetti.

Elizabeth si riferisce a noi genitori. Vuole dirci che non dobbiamo sempre sentirci in colpa per quando sbagliamo. Non passiamo la giornata a far cazzate e a sbagliare tutto, o sì??? Non credo!

Commettiamo errori, ogni tanto. E siamo molto bravi, altre volte. Ecco, ogni tanto potremmo anche pensare che siamo stati proprio bravi, in quell’occasione, invece di stare sempre a colpevolizzarci.

Io la leggo anche dal punto di vista dei figli. Non focalizziamoci su quando sbagliano, pronti a redarguirli e a metterli in castigo. Sono piccoli e umani. Sottolineiamo le cose che fanno bene.

4 STABILIAMO LE NOSTRE REGOLE

Ci criticheranno. SEMPRE.

Qualunque sarà il nostro approccio verso i figli, ci sarà chi avrà qualcosa da ridire. È normale. Anch’io a volte, senza riflettere, inizio a sparare a zero su qualcuno.

Forse per sentirmi più in pace con la coscienza? Per sentirmi un genitore migliore di altri? Poi, quando me ne accorgo, mi mordo la lingua.

Se un bambino in quel momento sta mangiando una caramella, non vuol dire che i suoi lo rimpinzano di caramelle. Magari quel momento è per lui un’occasione speciale, in cui la mamma gli concede finalmente una caramella.

Se un bambino ha in mano un tablet, non è detto che stia tutto il giorno attaccato al tablet a rincoglionirsi perché ha dei genitori orribili. Magari è stata una giornata faticosa, storta, lunghissima e sua madre, distrutta, ha deciso di dargli il tablet in mano per respirare dieci minuti.

Quindi stabiliamo la nostra linea educativa, sapendo che tanto ci criticheranno. Pazienza, noi sappiamo cosa stiamo facendo.

E magari impariamo a morderci la lingua, prima di criticare tutti, noi per primi.

5 ROMPIAMO LE REGOLE

Sì, dobbiamo stabilire delle regole. È fondamentale avere dei binari su cui viaggiare con una certa sicurezza, una routine che ci dia la serenità di sapere come vanno le cose.

Ma, per fortuna, quando il nostro istinto di mamma ci parla chiaramente, arriva il momento in cui possiamo rompere le regole.

C’è quella magica sera in cui vogliamo perdonarci e insegnare ai nostri figli che ogni tanto possiamo rilassarci e mollare il tiro. Perché la perfezione non esiste.

C’è la sera in cui si può sbriciolare sul divano.

La sera in cui siamo troppo stanchi e possiamo addormentarci per terra.

E la sera in cui ci godiamo la nostra imperfezione e lasciamo perdere.

6 GUARDIAMO IL MONDO ATTRAVERSO GLI OCCHI DEI NOSTRI BIMBI

Questo punto mi ha fatto riflettere molto. Ci sono momenti in cui sembra che il nostro bimbo complotti per renderci tutto un inferno.

Lui vuole disperatamente un biscotto. A tutti i costi, lui vuole sentire le gocce di cioccolato che crocchiano e poi si sciolgono in bocca. Vuole sentire quel dolce gusto confortante che gli scalda la giornata.

MA.

Ma si rovina l’appetito.

Rovina il piano dietetico che abbiamo in mente per lui.

E costano tanto, quei biscotti.

C’è un problema, però. Lui non sa e non capisce tutti questi ragionamenti. Non gliene frega nulla di tutte queste costruzioni mentali. Lui vuole solo un biscotto.

Non ha un piano macchinoso per rovinarci la giornata e farci diventare matti. Vuole solo un biscotto.

Quindi, prima di sgridarlo con impazienza perché attenta alla nostra sanità mentale, ricordiamocelo. Soffermiamoci un attimo su questo pensiero, prima di scegliere il tono con cui spiegargli la cosa. E ricordiamoci che:

7 LA DISCIPLINA NON RICHIEDE NECESSARIAMENTE DELLE BRUTTE MANIERE

Il mio secondo bimbo, Gabriele detto Bibi, è un soggettino determinato e permaloso. Detesta essere comandato. Ha solo cinque anni, ma non capisce perché debbano decidere tutto mamma e papà.

All’inizio, mentre lui scopriva man mano la sua personalità, perdevo molto fiato dietro a lui. Sgridavo, sgridavo, sgridavo. Mettevo in castigo.

Poi un giorno mi si è accesa una lampadina e mi sono fatta furba. Non tutti i bambini sono uguali e ognuno richiede degli aggiustamenti sul metodo educativo.

Ho capito che lui non è uno da prendere di punta. È comunque un soggetto sui generis, con il suo bel caratterino. Ma ho capito che con le belle maniere ottengo molti più risultati, da lui.

Perché devo sgridarlo, quando basta spiegargli le cose con tono calmo?

8 TI AMANO ANCHE QUANDO TI ODIANO

Non è divertente educare un bambino. Non è divertente dirgli NO, sapendo che ben presto ci mostrerà tutto il suo disappunto. Né è bello quando ti guarda con rancore, mentre tu vorresti solo vederlo sorridere.

Ma siamo genitori e dobbiamo educarli. È per il loro bene, lo facciamo per loro.

Sarebbe molto più divertente portarli al parco a giocare nel fango e poi, senza lavarci le mani, correre a mangiare chili di gelato e caramelle. Ma non funziona così.

Quindi ci detesteranno, a volte. Ma tranquille, la loro rabbia è naturale e non è direttamente rivolta a noi. Passerà. E sarà sempre l’amore a prevalere, se noi ci impegneremo in tal senso.

Il nostro obiettivo non è renderli felici ogni minuto, ma crescere al meglio un degno essere umano.

9 DI SOLITO NON SUCCEDE IL PEGGIO

Nella vita succedono cose terribili, inutile negarlo. Però ho avuto modo di appurare questo concetto, che è statisticamente confermato: LA MAGGIOR PARTE DELLE COSE CHE TEMIAMO NON SI VERIFICANO.

Ne succedono altre, di solito. Questo per dire che in effetti è davvero inutile (sto cercando di convincermene) preoccuparsi in continuazione di tutto. Tanto non possiamo prevedere i macchinosi colpi di scena della vita. Il che ci porta all’ultimo banalissimo punto. Talmente banale, che ancora non lo sappiamo fare.

10 VIVI IL MOMENTO

Fare il genitore è complesso, stancante, snervante. Siamo così presi a pulire, cucinare, riordinare, preparare zainetti, che non stiamo abbastanza con i nostri figli.

Sì, siamo fisicamente lì. Ma quanto stiamo realmente seduti per terra con loro, lontani dallo smartphone e dalle preoccupazioni, a guardarli negli occhi?

A giocare con loro senza guardare l’orologio?

A godere di questi istanti preziosi, che ci mancheranno più di tutto?


Oggi vi ho illustrato solo le basi generali del pensiero di Elizabeth Pantley.

Nel prossimo post vi parlo del suo metodo e vi do alcuni suoi suggerimenti per educare i nostri bimbi SENZA FARLI PIANGERE.

Dove potete trovare tutti questi suoi preziosi suggerimenti che sto riassumendo? In questo libro che io amo alla follia:

A presto!

4 comments on “Elizabeth Pantley: educare i nostri figli senza farli piangere (prima parte)”

    • Grazie mille Miki! Quest’autrice mi ha aiutato moltissimo nei momenti più difficili.
      Sto lavorando al seguito del post, perché penso che ne valga davvero la pena!
      🙂

  1. Interessante. La conosco per aver letto Fate la nanna senza lacrime. Non
    Posso dire abbia fatto il miracolo, però i diari dettagliati in cui appuntavo orari e risvegli dello gnomo mi hanno aiutata molto ad avere un quadro della situazione e guardare il problema con obiettività. Questi punti mi piacciono, si avvicinano al modo di pensare alla maternità che trovo più vicino a me(conosci i libri di Roberta Cavallo? Anche lei su questo genere). In particolare il punto due mi fa riflettere. Da mamma di figlio cozza – che poi appunto non dorme-, quante volte gli dico dopo? Quante volte tutto mi pare più urgente che stare un attimo con lui? Tante. Ma è che i figli ti succhiano , il mio ad esempio sembra mai sazio,assecondarlo in questo bisogno è dura. c’è da lavorarci su sicuramente! Un abbraccio,grazie per il post

    • Ciao Chiara,
      anch’io avevo conosciuto la Pantley per Fate la nanna senza lacrime!
      Certo, aspettarsi che non piangano è un’utopia, però anch’io mi sono resa conto che con un approccio gentile ottengo molto di più dai miei Omini e mi sento una mamma migliore.
      Quasi ZEN!
      😉

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