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Care amiche sognatrici,

quando vivevo in Texas ogni tanto mi sentivo sola, lontana dalla mia famiglia e dai miei amici. Così, per sorridere un po’, scrivevo sciocche e-mail alle mie amiche per sentirle più vicine. Quella che segue è una di queste e-mail. Siamo nel 2006.

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“Care amiche,

è tanto che non vi racconto qualcosa di me e vi devo aggiornare.

Prima di tutto i Dallas Mavericks, la squadra di basket per cui tifiamo qui a Fort Worth, sono in finale per la prima volta nella storia. Dovevamo arrivare noi per portare fortuna!

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Secondo, oggi iniziano i mondiali di calcio (il mio povero cuore già trema all’idea della sconfitta) e non solo dobbiamo evitare figuracce e distruggere gli Americani, ma io sono circondata pure dai Brasiliani e non potrò muovermi di casa senza incappare in un ambiente ostile. Mi immagino già vestita da Super Mario, con la mia salopettina AZZURRA, nel tentativo di saltellare qua e là tra Walmart e Barnes and Noble, per evitare noci di cocco in testa.

Ma passiamo alle cose serie. Forse non sapete che ho appena iniziato un corso di Interior Design. Martedì sono andata alla prima lezione e ho conosciuto l’insegnante e i miei compagni di corso.

Per iniziare, ognuno ha raccontato le sue motivazioni e aspirazioni. E l’insegnante, una simpaticissima pazza scatenata con la pelle color caffè, ci faceva urlare cose tipo: “Io mi piaccio tantissimo! Sono la più intelligente del mondo! Chissenefrega se a mio marito non piace quello che faccio, IO devo amare quello che faccio!” e così via. E alla fine di ogni frase del genere, doveva scattare l’applauso.

(Qui intanto potete vedere la mia classe in gita tra marmi, gessi e graniti):

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Al suo turno, una signora color cioccolato con due occhi profondi e dolcissimi ha detto:

– Katrina mi ha portato qua. Ma non sai mai dov’è il tuo destino e io ho ancora il mio HALLELUJAH.

Per la lezione successiva, il compito a casa era quello di fotografare una stanza della nostra casa che rappresentasse il nostro stile e poi scrivere un paragrafo per spiegarlo. E penso che lei forse potrà solo scrivere, perché non ce l’ha più una casa.

(Qui potete vedere il mio appartamento a Fort Worth, Texas):

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(Il mio “stile” in Texas era alquanto opinabile. Non potrei più vivere in un appartamento così.)

Abbiamo poi dovuto imparare a memoria la seguente… ehm… filastrocca:

“I’m the most intelligent,

the most creative,

the most innovative

interior designer that America has EVER (gridato) seen!

WATCH OUT, AMERICA.

HERE I COME!

Mh. Sì.

È una delle cose più… americane che mi siano capitate. Sembrava un po’ la riunione dei designer anonimi, dove ognuno racconta come ha iniziato a produrre strane idee creative, e quando poi ha deciso di dire basta e perché.

Ieri sera sono tornata al corso e quella matta della teacher ci ha fatto imparare un jingle che fa così (poi naturalmente ve lo dovrò cantare di persona):

“I’m on my way to the top, to the top,

I’m on my way to the top!

Where? To the top! (3 vv.)

Where? To the TIP top!”

Gli americani sono favolosi, ma fuori come dei gerani. Per fortuna io sono una persona normale.

(Qui nella foto, io sono quella color straccetto candeggiato):

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Così ieri sera, prima di andare al corso, ho trovato a Central Market la rivista AD, Architectural Digest. E me ne stavo partendo con la mia borsa coi colori, il libro di testo, la mia rivista e l’espressione intensa e visionaria dell’interior designer. Quando, sulla soglia della porta, mi sono bloccata, colpita da un pensiero funesto.

Dovete sapere che ho una piccolissima mania per le riviste. Quando compro una rivista nuova, NON POSSO TOLLERARE che qualcuno la apra e la sfogli prima di me. Se poi è ancora avvolta nel cellophane e qualcuno si permette di toglierlo, vado fuori di testa. Ci va un rito, prima di leggere una rivista. Occorre:

– prenderla in mano

– guardare la copertina e leggere i titoli

– far scorrere le pagine velocemente vicino al naso per sentire l’odore di stampa fresca fresca

– sfogliarla tutta quanta senza leggere (qui se qualcuno le desse un’occhiata potrei già tollerarlo)

– leggere infine gli articoli con più attenzione.

Se qualcuno la legge prima di me rovina tutto e mi toglie l’odore di nuovo. Ve l’avevo mai raccontato? Così mi sono resa conto che non avevo avuto il tempo di sfogliare il mio giornale. E ho pensato “Cribbio, e se qualcuno in classe mi chiede di dare un’occhiata, COSA FACCIO?” Insomma, ho dovuto lasciare a casa la mia copia di AD.

Ma la cosa che amo di più in Texas è il tempo! Qui ci sono ormai 39 gradi e quando posso vado a ustionarmi un po’ in piscina. Per l’umore non c’è niente di meglio della luce del sole.

Vi voglio bene e non vedo l’ora di rivedervi!

Con affetto.

Silvia, l’Interior Designer”

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E voi, amiche sognatrici, quali esperienze particolari avete vissuto all’estero?

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