gravidanza, analisi del sangue

– Vestitini degli Omini preparati sul divano, perfettamente abbinati, in ordine di capo da infilare, impilati in due torri facilmente distinguibili.

– Scarpe scientificamente posizionate sotto le suddette pile, in linea geometricamente centrale e perpendicolare.

– Giacca fucsia shocking e giacca blu elettrico sotto i rispettivi mucchietti di vestiti, a prova di papà.

– Merende negli zaini.

– Papà avvisato (e riavvisato, e riavvisato, e riavvisato) e mezzo salvato.

– Bidet accuratamente eseguito, bicchiere di plastica pronto, provetta a tiro.

Ok, sono pronta.

Schivando la panza prominente – che trasla con matematica precisione proprio là dove io tento di buttare lo sguardo – mi appresto a urinare nel bicchiere di plastica. Un bicchiere rosso rubino. Che non vedo, ma di cui immagino nei dettagli la presenza.

Lascio fuoriuscire coscientemente il primo getto, che si reca in destinazione ignota. Non troppo però, se no poi cosa ci metto nel contenitore sterile?

Traccio mentalmente le coordinate del percorso del secondo getto.
Dopo qualche minuto di meditazione ayuverdica mi appresto a tentare la fortuna con il secondo getto, che deve centrare perfettamente il bicchiere.

I getti sono plurimi e uno, non so quale vada a destinazione. Pulisco tutto e controllo. Ok, 2,5 millilitri sono nella giusta sede. No, non bastano.

Ritento, sarò più fortunata.

Dopo tentativi incalcolabili e inenarrabili, raggiungo la soglia minima di liquido paglierino desiderata dall’ASL.

Mi preparo, raccolgo agenda di gravidanza, campione di urine, tessera sanitaria, borsa.

E saluto commossa il caffè fumante in mano al marito. In cui metterei un cucchiaino raso di zucchero integrale di canna. Saluto la nocciolata che profuma di buono, le tazze di porcellana che attendono sul tavolo il risveglio degli Omini, i biscotti ammiccanti. E la torta di cui spero di trovare residui commestibili e non sbavati, sbocconcellati e/o sputacchiati.

Il mio stomaco gravidico brontola.

Mi avvio al laboratorio analisi, determinata a fare in fretta.

Trovo parcheggio facilmente ed è presto. Trattengo urla di giubilo. Farò presto, questa volta.

Arrivo alla macchinetta erogatrice di numeretti, facendomi largo tra tende consunte e picchetti arrugginiti risalenti al triennio 1915-1918. La corporazione degli anziani vigila la zona dalle quattro di mattina.

Sono così mattiniera che la macchinetta ancora non rilascia numeri. Ma il capo veterano – agguerritissimo – mi consegna l’ordine di arrivo dei presenti, con orario in ore-minuti-secondi-centesimi-millesimi.

Ora qualcuno dirà: ma sei in gravidanza e in gravidanza si ha la precedenza. Sbagliato. La precedenza con i signori di una certa età non si discute. È sempre loro. Punto.

Mi siedo pazientemente in attesa del mio turno. Dopo ore-minuti-secondi-centesimi-millesimi, tocca a me e alla mia pancia prominente.

Arrivo allo sportello e l’impiegata mi dice: – Ma lei è incinta, aveva la prec… – S’interrompe da sola alzando un sopracciglio, dopo aver contato sommariamente l’età dei miei concorrenti.

Raggiungo la sala prelievi. C’è chi sbuffa per l’attesa, chi racconta le vicende della propria gioventù, chi si lamenta della sciatica.

Ovunque sono appese fotocopie in nero maiuscolo e grassetto sottolineato:

“LE DONNE IN EVIDENTE STATO DI GRAVIDANZA HANNO LA PRECEDENZA”.

Oh là, ecco.

Schivo timidamente determinatissimi nonnini con sguardi d’acciaio, facendomi scudo con la mia agendona verde mela della gravidanza.

Rotolo verso la porta trasparente, eludo sguardi sospettosi, alzo le sopracciglia con enfatizzata fierezza, pronta a indicare i cartelli a mio favore.

“Difendi i tuoi diritti di balena spiaggiata. Difenditi. Di’ a tutti che sei una specie protetta dal WWF” mi convinco mentalmente. “Ce la puoi fare. You can do it.”

Arriva un’infermiera sorridente.

– Dica!

– Ehm, io avrei la prec… – Non finisco la frase. Un nonnino sprint si avvicina minaccioso.

– Ragazza, lei quanti anni ha?

– Be’, “ragazza”! Io ho quaran…”

– Allora si faccia da parte. Io ho il doppio dei suoi anni e ho la precedenza.

– Ma la signora è in evidente stato di gravid…- interviene l’infermiera.

– Sono anziano, non vedo e non sento. Tocca a me, permesso.

“Difendi i tuoi diritti di balena spiaggiata. Difenditi. Di’ a tutti che sei una specie protetta dal WWF” mi convinco mentalmente. “Ce la puoi fare. You can do it.”

– Guardi che io sono inc…

– Io sono vecchio e stanco, si faccia da parte. Che poi devo anche andare dal tabaccaio a giocare all’Enalotto.

“Difendi i tuoi diritti di balena spiaggiata. Difenditi. Di’ a tutti che sei una specie protetta dal WWF” mi convinco mentalmente. “Ce la puoi fare. You can do it.”

– Signore, abbia pazienza, io sono incint…

Il signore è già dentro, finisce in un minuto, esce e se ne va, lasciandomi con la bocca aperta e l’indice puntato per aria.

Arriva una nonnina con sguardo vago. Apro la bocca per parlare.

– Buongiorno cara! Si sposti, su. Faccia passare una povera anziana.

Okay. Farò tardi pure questa volta.

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