I dieci momenti più esilaranti del parto naturale

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Care amiche sognatrici,

la settimana scorsa vi ho raccontato I dieci momenti più esilaranti del parto cesareo.

Ora, come promesso, tocca al parto naturale, perché ne ho anche per lui.

Sì, lo volevo. Lo volevo a tutti i costi il mio VBAC e l’ho avuto. A 14 mesi dal cesareo che mi ha regalato la piccola Becky, è arrivato il tanto agognato naturale che mi ha portato Bibi. Ne sono strafelice, non lo nego. Ma che proprio sia stato uno spasso… mh, ANCHE NO.

Ed ecco i dieci momenti più esilaranti del mio parto naturale.

1 LA CONTRAZIONE

Mia cognata Puru mi aveva avvisato. Il primo segnale del parto naturale è la contrazione. No, non le contrazioni, ma LA contrazione. Quella che emette il fischio d’inizio.

Io, speranzosa e ignara, mi domando come farò mai a riconoscere LA contrazione, nel momento in cui ci incontreremo per la prima volta.

Forse avrà una rosa rossa all’occhiello della giacca Annarita N? Forse un biglietto celeste per me, con su scritto:

“Cara Silvia, sono io. Sono La Contrazione. Inizia la magia, stai per conoscere tuo figlio.

Cari auguri.

Tua, L.C.”?

No, La Contrazione è una grandissima maleducata, io ve lo dico.

L.C. mi piega in due con un calcio Dubaldang Sang Chagi di Taekwondo in pieno stomaco. Dai, poteva giusto avvisare, L.C. Così tentavo quantomeno di mettere la cera e togliere la cera. Di ammazzare le mosche con le bacchette cinesi. O improvvisavo la mossa del mignolo di Kung Fu Panda. Macché, lei niente. Arriva di soppiatto, lei.

2 IL CLISTERE

La saga del clistere inizia durante il corso preparto.

Quando arrivano le prime contrazioni, si pratica un bel clistere per detergere l’intestino con un ciclo delicato e una centrifuga leggera, ti dicono, suppergiù.

Si passa poi a una doccia di benessere rilassante con il sale dell’Himalaya della linea I Tesori di Venere. Si consiglia infine un leggero scrub con il sale del Mar Morto.

Ora sei pronta a infilare una camicia di chiffon rosa, con vita stile impero e maniche a sbuffo. Pronta a danzare verso l’ospedale, avvolta in un tutù di vaporosa felicità, come gli ippopotami di Fantasia della Disney. Il tutto con rosse gote e occhi luccicosi, in attesa del momento più bello della tua vita.

Ma quale clistere??? Vi devo proprio raccontare che il mio amico enteroclisma se ne sta lì a guardare, schifato spettatore sulla mensola del bagno? A momenti anche lui vomita il suo contenuto, mentre evacuo, da sopra e da sotto, tutto ciò che può minimamente intralciare la promenade di Bibi sul tappeto rosso, verso la luce dei riflettori.

3 LA ROTTURA DELLE ACQUE

Ma il fenomeno più interessante, dal punto di vista scientifico, è quello della rottura delle acque. Non avevo idea di cosa volesse dire. Roba da National Geographic. Roba che dovevo almeno documentarmi prima, seguendo 24 ore in sala parto su Sky.

Dopo L.C., una caraffata di acqua mi bagna gli slip. Oh, wow, mi si sono rotte le acque! Ok, che problema c’è? Mi cambio, metto un bel salvaslip nuvenia-pocket-sicura-evvai, e sono a posto.

Un’altra caraffata. Oh, si sono DI NUOVO rotte le acque. Vabbe’. Cambio l’assorbente e metto quello lungo con le ali notti-sicure-e-protette, et voilà.

Una secchiata. Uhm. Dovrei avere, nella valigia del parto, il pannolone post partum della linea idea bimbo a prova di alluvione. E bon, di lì in poi non so dirvi se la situazione può essere paragonabile più a una gita in barca alle Cascate Vittoria o a un giro in Colorado Boat. Sul sedile davanti.

Vi dico solo che Amore, prima di farmi sedere in macchina, piega due o tre asciugamani e li mette sul sedile, per precauzione. Poi ci ripensa, e mi avvolge tutta negli asciugamani, da donnina Michelin. E mi fa il fiocco in testa con una salvietta da bidet.

Quando arrivo in ospedale metto pure i braccioli che l’acqua magari aumenta. Entro in corridoio e cammino a gambe larghe, con maschera pinne e boccaglio,  producendo un suono tipo CIAF CIAF.

L’infermiera mi guarda e mi chiede “Ha rotto le acque?” Non so, forse è come dice lei. O forse è tracimato il Po sui miei jeans prémaman hippofitstyle.

4 IL TAPPO MUCOSO

L’infermiera domanda poi “Ha perso il tappo mucoso?”

Boh, anche l’epopea del tappo mucoso in effetti era stata affrontata in sede di corso preparto, ora ricordo. Praticamente dovrebbe funzionare così:

– senti STAP

– perdi il tappo

– inondi tutti di champagne

– si brinda al nuovo arrivato.

Io però questo tappo non l’ho mica visto. L’avrò perso da qualche parte? Di cosa è fatto, che lo cerco? È più un tappo di sughero da damigiana, o somiglia ai tappi Bormioli Quattro Stagioni per il sottovuoto?

5 LA VISITA DEL GINECOLOGO DURANTE LA DILATAZIONE

Ah, qui sì che ci si diverte, finalmente. Il medico tenta di capire l’entità della dilatazione. Io inizio a praticare voice training col metodo Estil, come facevo a teatro, in vista dell’acuto finale che stenderà la platea.

L.C. non è più sola, ormai: si è portata dietro tutte le sue amiche CONTRAZIONI, che sono lì a saltellare sul mio utero usandolo come trampolino elastico. E vai con salti mortali, carpiati doppi e quadrupli, tripli axel che neanche Carolina Kostner.

E un piccolo angolino della mia mente inizia a ripensare al cesareo, con una certa celeste nostalgia.

6 IL TRASLOCO

Il trasloco del bebè da dentro a fuori? No, il trasloco del reparto maternità dal quinto al sesto piano. Sì, io arrivo quel giorno lì. Le ostetriche spostano piante, prendono misure e appendono quadri. Il ginecologo mi dice che non sono attrezzati. Devono mandarmi in un altro ospedale.

C’è solo qualche problemino logistico. Siamo a fine gennaio, c’è mezzo metro di neve e devo essere trasportata in ambulanza. Il bimbo potrebbe nascere in ambulanza e Amore no, lui non può salire con me sull’ambulanza. Deve seguirci in auto. Io sbianco come Biancaneve di fronte al cacciatore.

Ma tranquille, voi non conoscete la grande perizia di Amore nell’eloquio. Pensate che sparisce due minuti con il medico, in uno stanzino. Poi tornano entrambi da me. Amore ha il viso dipinto di un ghigno soddisfatto. Dottore ha il volto dipinto da un velo di sudore, frullato con pallore. Insomma, non so proprio come l’ha convinto, ma Dottore vuole proprio tenermi qui! Evviva!

7 LA SALA PARTO

Dovete sapere che il termine VBAC è una sigla. Un acronimo che sta per… cos’era già? Viva le Balene Abbasso il Cesareo? Volemose Bene Annamo a Cena’? Non ricordo esattamente, ora.

Fatto sta che, a quattordici mesi da un cesareo, è ovvio che il mio parto sarà super monitorato. Così le infermiere, un po’ seccate di abbandonare il loro momento artistico da Interior Designer, mollano mensole e cactus fioriti. E mi mostrano il letto delle torture. Così io mi adagio con grazia elefantiaca e loro mi incollano addosso tubi e tubini, per monitorare il decorso del parto naturale di una cesarizzata.

Intanto tolgono il cellophane da mobiletti e macchinari, e scartano gioiose i nuovi complementi d’arredo per la sala parto. Giurerei di aver visto delle istruzioni IKEA. Poi accendono la luce e il riscaldamento. Ci sono 16 gradi, così mi buttano addosso una coperta beige. Avrei preferito una tonalità azzurro pastello, in tono con il mio cerchietto, ma mi impongo di non farlo presente.

8 IL PARTO

E qui inizia il divertimento, signore e signori! Urrà! Finalmente, come ho tanto desiderato quando maledicevo il cesareo, mi dicono SPINGA, BRAVA, RESPIRI. Finalmente posso urlare come Vanna Marchi nelle televendite. AAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHH.

Finalmente mi dicono “Attenda la contrazione e spinga solo quando la sente”. E IO, come madre natura comanda, IO, che sono stata programmata atavicamente per fare questo, IO non sento un bel niente e spingo a casaccio.

9 L’ANSIA DI SEPARAZIONE

Io urlo NON POTETE TIRARLO FUORI?

Le infermiere sussurrano No, cara, spinga solo quando c’è la… Oh, è nato!

Ora, dopo questo suono tipo FLOP, ora che vedo lacrime negli occhi di Amore, ora che sento questa vocina nuova che fa ueh ueh, dovrei provare quella che chiamano ansia di separazione, giusto? La mancanza del pancione, no?

Sapete che c’è? Io tremo come una foglia, piango di felicità, mi prendo il mio bebè e non me ne frega proprio un bel niente del pancione: io voglio il mio piccolo Omino e ora lo vedo. E, dal pancione di mamma, Gabriele è quiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii! Ahhhhh, manca solo la Carrà per coronare questo perfetto momento di gioia.

10 L’EPISIOTOMIA

E siamo giunti al termine di questo viaggio meraviglioso che Bibi ha compiuto per arrivare da me. Manca solo la parola FINE. E il dottore gentile, che tanto ci teneva a tenermi in quest’ospedale, mi cuce con dovizia la parola FINE con ago e filo.

Se ho preferito il cesareo al naturale? Cosa farei in un eventuale terzo parto? Non lo so, sognatrici. Ma questa faccenda di essere mamma è rock’n’roll. Questa forza, questa resistenza al dolore, questo viaggio verso me stessa con due Omini saltellosi intorno, ecco… non ha prezzo.

Per tutto il resto c’è Mastercard.

Silvia

Mamma di due più una, redattrice, blogger. Laureata in Storia e Critica del Cinema. Ex aspirante attrice, ex consulente collezioni, ex operatrice call center, ex commessa, ex hostess, eccetera, eccetera. ITALIANA. In una precedente vita sicuramente AMERICANA.

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4 Risposte

  1. Imma ha detto:

    Sei una grande

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